Elisa Scascitelli is a creative and visionary artist in Fine Art Photography,
but she simply prefers to define herself as an explorer of Fantastic Worlds.
An illustrator and sculptor of scenic objects for her photographic compositions,
she draws inspiration from nature, forests, the sea, and mystery,
immersing herself in a continuous interplay between the real and the imaginary.
Her interest and research are primarily based on the instinctiveness of the visual mind:
the first form of thought of the mind is the image, from which her creative universe takes shape.
Her works arise from inner exploration and the desire to delve into what eludes comprehension, transforming unanswered questions into evocative images.

Elisa Scascitelli è un’artista creativa e visionaria in Fotografia Fine Art,
ma ama più semplicemente definirsi un’esploratrice di Mondi Fantastici.
Illustratrice e scultrice di oggetti scenografici per le sue composizioni fotografiche,
attinge ispirazione dalla natura, dalle foreste, dal mare e dal mistero,
immergendosi in un continuo confronto tra reale e immaginario.
Il suo interesse e la sua ricerca si basano principalmente sull’istintività della mente visiva:
la prima forma di pensiero della mente è l’immagine, ed è da essa che prende forma il suo universo creativo.
Le sue opere nascono dall’indagine interiore e dal desiderio di esplorare ciò che sfugge alla comprensione, trasformando domande senza risposta in immagini evocative.

Il suo personale approccio alla fotografia prende vita nel 2012, ma il suo percorso artistico è stato un intreccio di esperienze e sperimentazioni che l’hanno condotta a sviluppare una visione unica.
Gran parte delle sue opere sono autoritratti, frutto di una profonda introspezione e della continua ricerca di mondi fantastici. Dopo aver studiato fotografia presso l’Istituto Superiore di Grafica dal 2006 al 2008, per alcuni anni si dedica ad altre forme d’arte, esplorando il cinema e il teatro, dove lavora professionalmente come makeup artist ed effettista speciale cinematografico. Qui entra in contatto con un universo fatto di scenografie, costumi e maschere, sperimentando la scultura e la creazione artistica. Questo mondo, denso di suggestioni visive e narrative, le permette di sviluppare un’estetica ricca di simbolismi e dettagli materici. Solo in seguito riscopre la fotografia con uno sguardo nuovo, arricchito dalle esperienze vissute, trasformando ogni immagine in un frammento di una storia più ampia, sospesa tra reale e immaginario. È proprio nel rapporto con la natura che questo equilibrio tra visibile e invisibile prende forma e si manifesta in tutta la sua potenza.
L’escursionismo e l’interazione con l’ambiente naturale sono parte integrante del suo processo artistico: percorrere sentieri nascosti, sfiorare antichi alberi, sentire il muschio fresco sotto i piedi, perdersi tra rovine e castelli dimenticati significa assorbire la memoria di quei luoghi e lasciarsi guidare dalla loro energia. Il contatto con la natura diventa un rituale, un ponte tra passato e presente. L’artista cerca di assottigliare il confine tra realtà e fantasia, un limite sottile che può assumere forme e significati diversi per chi sa coglierli o percepirli.
L’integrazione simultanea di Fotografia, Disegno e Scultura Scenografica le consente di far emergere aspetti del sé ancora inesplorati, creando un dialogo profondo con le proprie opere, tutte accomunate da un unico filo conduttore. Si tratta di un processo circolare.
Fin da bambina ha vissuto il gioco come un atto di creazione: costruiva armi e bacchette magiche con i rami, inventava incantesimi e creava pozioni con terra e fiori, inscenava battaglie e danze druidiche pensando di dominare gli elementi naturali, immaginava di essere una sacerdotessa o un viandante e sperimentava nel modo con cui solo un bambino può fare, con autenticità e convinzione. Quella magia arde ancora, dando forma a immagini che attraversano una metamorfosi continua, raccontando storie sospese tra sogno e incubo, allegoria e favola. Così, mantenendo vivo il ricordo dell’infanzia, conserva e alimenta altresì la fiamma delle antiche tradizioni e dei vecchi simboli, riscattando i tempi passati.
Ogni immagine è un viaggio, un incontro con ciò che è celato oltre la superficie, invitando lo spettatore a un’esperienza di riflessione. Ogni protagonista diventa uno strumento di risonanza interiore che parla a chi guarda. Attraverso la simbologia dell’inconscio, miscelando l’onirico e il mitologico, emerge ciò che è custodito nella coscienza umana. L’inconscio individuale, che caratterizza ogni essere umano, diventa un “setaccio” attraverso il quale si dà significato alle immagini archetipiche legate all’inconscio collettivo, come una grande tela invisibile che connette ogni cosa, superando le dimensioni dello spazio e del tempo.
Her personal approach to photography began in 2012, but her artistic journey has been a blend of experiences and experiments that have led her to develop a unique vision.
Much of her work consists of self-portraits, born from deep introspection and a constant search for fantastical worlds. After studying photography at the Higher Institute of Graphic Design from 2006 to 2008, she dedicated several years to other forms of art, exploring cinema and theater, where she worked professionally as a makeup artist and special effects artist. Here, she became immersed in a universe of sets, costumes, and masks, experimenting with sculpture and artistic creation. This world, rich in visual and narrative suggestions, allowed her to develop an aesthetic filled with symbolism and material details. It was only later that she rediscovered photography with a new perspective, enriched by the experiences she had lived, transforming each image into a fragment of a larger story, suspended between the real and the imaginary. It is in her relationship with nature that this balance between the visible and invisible takes shape and manifests in all its power.
Hiking and interaction with the natural environment are integral to her artistic process: walking hidden paths, touching ancient trees, feeling fresh moss beneath her feet, losing herself among forgotten ruins and castles means absorbing the memory of those places and letting their energy guide her. Contact with nature becomes a ritual, a bridge between past and present. The artist seeks to blur the boundary between reality and fantasy, a fine line that can take on different forms and meanings for those who can grasp or perceive them.
The simultaneous integration of Photography, Drawing, and Scenic Sculpture allows her to bring forth unexplored aspects of herself, creating a profound dialogue with her works, all united by a common thread. It is a circular process.
Since childhood, she has experienced play as an act of creation: building weapons and magic wands from branches, inventing spells and creating potions with earth and flowers, enacting battles and druidic dances while thinking she could command the natural elements. She imagined herself as a priestess or a wanderer and experimented in the way only a child can, with authenticity and conviction. That magic still burns, shaping images that undergo a continuous metamorphosis, telling stories suspended between dream and nightmare, allegory and fable. In this way, by keeping the memory of childhood alive, she also preserves and nourishes the flame of ancient traditions and old symbols, redeeming the past.
Each image is a journey, an encounter with what is hidden beyond the surface, inviting the viewer to a reflective experience. Each protagonist becomes an instrument of inner resonance that speaks to those who look. Through the symbolism of the unconscious, blending the dreamlike and the mythological, what is stored in human consciousness emerges. The individual unconscious, which characterizes every human being, becomes a “sieve” through which meaning is given to archetypal images linked to the collective unconscious, like a vast invisible canvas that connects everything, transcending the dimensions of space and time.